La fitta sassaiola dell’ingiuria è il terzo singolo estratto da “CapaRezza ?!”: il primo album del rapper pugliese CapaRezza.
Chi ha una certa familiarità con la musica italiana sicuramente si sarà accorto che tra le righe di “Capa” figurano anche dei versi di Angelo Branduardi, artista che ha collaborato alla realizzazione della canzone e che ha autorizzato la campionatura di una strofa della sua “Confessioni di un malandrino”, a sua volta ispirata ad una poesia di Sergej Esenin, “Confessioni di un teppista”: la strofa contiene il titolo del brano di Caparezza.
Con l’eccentrico Branduardi, Capa non condivide solo le parole o la musica: entrambi hanno una folta chioma (citata anche in altre canzoni del rapper pugliese).
L’arpeggio di chitarra della versione originale apre il brano per poi mescolarsi con i frequenziometri tipici della musica hip-hop. Una ulteriore strofa viene campionata in finale di canzone.
Il video ufficiale della canzone è stato girato in medio oriente, in un deserto presso delle antiche rovine di una civiltà non precisata.
Caparezza, che fa parte di un piccolo gruppo di turisti guidati da un prete, si allontana dal gruppo e viene in contatto con una creatura non terrena che gli trasmette le sue fattezze;
mentre fa questo “incontro” il prete continua a cercarlo: solo alla fine del video troverà il turista perso e scoprirà le nuove fattezze di quest’ultimo.
Questa canzone, come tutte le altre di Caparezza, deve essere correttamente interpretata analizzando il testo e i riferimenti al suo interno.
L’ artista pugliese, oltre a collaborare con Branduardi, ha collaborato anche con Après la Classe, I Medusa, Bisca, Macaco, Folkabbestia, Erriquez, Bandabardò, Giuni, Russo, Antianti, Diego Perrone, Roy Paci, Sud Sound System, Mondo Marcio, Radiodervish, Piotta, Puni e infine con gli artisti italiani che hanno cantato “Domani 21/04/2009”.


Ecco qui il testo:


C’é chi mi vuole folle e chi follemente spera che toppi in carriera,
da sera a mattina si ostina, ficca aghi nella mia bambolina;
mina la via che l’anima mia cammina,
mi pedina,
il fatto é che se sfuggo alla logica tragica é la fine che mi si propina.
L’acqua che butti sul mio fuoco diventa benzina,
ogni insulto manichino per la mia vetrina,
sappi che la mia dottrina se ne fotte di chi sta dopo e chi prima.
Chi mi stima mi istiga a stilare sti suoni, sti versi e sti ca…!
Godo se penso all’amaro che mastica
chi pronostica la fine della mia vitalità.
Mi piace che mi grandini sul viso
la fitta sassaiola dell’ingiuria,
l’agguanto solo per sentirmi vivo al guscio della
mia capigliatura. [x2]
Fonda la tua gloria sull’ingiuria,
lavati i denti col seltz come Furia,
smile,
siamo in aria, canta vittoria ma
io ti sputerò come un seme d’anguria.
C’é penuria di muri adibiti alla memoria,
pura vanagloria,
fa male come un dente che si caria il mio debole per le vittime della storia;
le hanno odiate, umiliate, lasciate alla sorte per fargli la corte dopo la morte.
Mi faccio forte di un simile supplizio,
ed é per questo che schivo ogni giudizio,
ho la riflessione come vizio,
il mio fine é di fare di ogni fine un buon inizio,
mi sazio di un dizionario vario più dei santi del calendario.
RIT.
Mi piace sapermi diverso,
piacere perverso che riverso in versi
su fogli sparsi,
nei capoversi
dei giorni persi
nei miei rimorsi,
che cosa c’é da aspettarsi
da chi come me non sa adeguarsi
a sette, mafiette, etichette e se tutti fanno lui smette?
Chi manomette le tette della scultura,
ne ignora l’amore e la cura,
ciocca dopo ciocca mi son fatto sta capigliatura,
come un tiranno tra le mura non ho paura,
C A P A,
no fregatura, monnezza pura, senti che attrezzatura,
é la mistura
che infuria nella fitta sassaiola dell’ingiuria.
RIT
Sono cambiato,
il cuore e i pensieri son gli stessi,
ma sul tappeto magnifico dei versi
voglio dirvi qualcosa che vi tocchi…

Nicolò

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