Category: Attualità


Il mio Blog

Ciao a tutti!
Era il 14 Settembre 2010 e io scrivevo il mio ultimo articolo su questo blog.

Beh oggi voglio scrivere quest’altro articolo solo per dirvi che al momento il blog è sospeso
fino a data da destinarsi… Chissà! Forse lo sposterò per ingrandirlo o forse lo farò rimanere
qui, immutato nel tempo a testimonianza di esperimenti “giovanili”!

Non mi rimane che rimandarvi al mio nuovo website: .

A presto (forse)…

Nicolò

Annunci

Quante volte ci è capitato di acquistare servizi, giochi o programmi su Internet saltando a piedi pari quella noiosissima parte del contratto scritta a caratteri minuscoli?
Avanti, chi le legge mai, le clausole.
Tutti almeno una volta abbiamo messo una spunta senza pensarci su due volte.
“Male che vada (pensiamo di solito) mi arriveranno un paio di e-mail indesiderate da cestinare”.
Chi però il primo aprile 2010 ha acquistato qualcosa da GameStation (un negozio di giochi online) potrebbe aver commesso una leggerezza di quelle fatali: una delle clausole comprendeva la cessione dell’anima a titolo sempiterno e incondizionato. Proprio così: nell’era cibernetica non si vende l’anima solo al diavolo, ma anche ai siti internet.


Forte no?
Ecco cosa diceva la clausola:


Concludendo un ordine su questo sito il primo giorno del quarto mese dell’Anno Domini 2010, l’acquirente ci garantisce un’opzione non trasferibile per reclamare la sua anima immortale, ora e per sempre. Qualora decidessimo di avvalerci di tale opzione, l’acquirente accetta di cedere la sua anima immortale, e di rinunciare a qualunque pretesa su di essa, entro 5 (cinque) giorni lavorativi dal momento della ricezione della comunicazione scritta inviata da gamestation.co.uk o da uno dei suoi servitori autorizzati


Spiazzante.
Non è certo la prima volta che qualcuno ci casca: la storia è piena di casi di anime perse, vendute o strappate, a partire dal Dr. Faust, passando per Keanu Reeves nell’inquietante L’avvocato del diavolo, fino ad arrivare a Homer Simpson (a cui basta in cambio una ciambella) e a Bart, che cede la propria anima all’amico Milhouse per poi pentirsene amaramente e riaverla indietro entro la fine dell’episodio.
Ma questa volta non c’è finzione. Chi ha accettato i termini dell’accordo e non ha cliccato l’apposita opzione per salvarsi (e guadagnare nel processo un buono da 5£), si prepari a rinunciare per sempre alla sua anima.
E quindi, come vuole la tradizione tradizione, si accetta la dannazione eterna, il fuoco, il dolore ecc ecc.
Paura?
In realtà potete stare tranquilli: GameStation ha dichiarato che renderà il pieno possesso delle anime ai 7500 ex proprietari.
L’intento, oltre a realizzare un (ben riuscito) pesce d’aprile, era sollevare un dibattito sull’attenzione scarsissima che l’utente medio presta durante la fase di sottoscrizione di un contratto.
Pare che, di tutti i clienti che in quel giorno hanno fatto acquisti sul sito inglese, solo il 12% abbia badato a non includere nel pagamento la propria essenza immortale.
A quanto pare ormai non sappiamo proprio cosa farcene…

Nicolò

Potrebbe essere lo scoop tecnologico del secolo!!!
Ma potrebbe anche essere la cosa più diabolicamente perfida mai escogitata per far parlare di sé…
La storia ha dell’incredibile, e proprio per questo potrebbe essere molto vera, ma non come la raccontano i suoi protagonisti.
Quello fotografato da Gizmodo (la foto qui viene dal sito americano) è uno degli oggetti tecnologici più attesi:

Il nuovo segretissimo iPhone, l’iPhone 4G, che Apple ha annunciato per giugno.
E chi conosce Apple sa quanto siano paranoici in fatto di segretezza e sicurezza dei loro nuovi prodotti: nessuno a parte il capo della Apple Steve Jobs può vederli prima del lancio ufficiale, a stento li fanno tenere in mano a chi ci lavora.
E se questa storia è vera, fanno bene.
Ma cosa è successo? Come il segreto è finito in mano a uno dei più agguerriti blog tecnologici?
Quell’iPhone, si dice, è stato perso in un bar di Redwood City, in California, a una trentina di chilometri dalla sede Apple. Qualche bicchiere di troppo, si paga, si esce e il telefono rimane sul tavolo. Succede…
Ma non poteva, e non doveva, succedere con quel telefono; quel telefono non doveva essere perso.
A prima vista sembrava un normale iPhone 3GS.
Uno dei clienti del bar seduto lì vicino ‘smanetta’ un po’ con il cellulare e vede che il legittimo proprietario ha lasciato aperta la sua pagina di Facebook dopo aver aggiornato il suo status.
La pagina del noto socila network è a nome di Gray Powell.
Rintracciarlo sarebbe stato facile.
Il ragazzo (un bravo ragazzo) prende in consegna l’iPhone per restituirlo l’indomani e va a casa.
Ma la mattina dopo l’iPhone non si accende più: morto ma non scarico. Semplicemente bloccato, inutilizzabile, praticamente un fermacarte. Mistero. È un giallo.
Soprattutto perché a guardarlo bene quello non è un normale iPhone…
È diverso: più grande, con una fotocamera mai vista prima e altri dettagli che non mentono ad un occhio esperto.
Quello è il nuovo iPhone!!!
E così l’oggetto più segreto del 2010 finisce nella mani di Gizmodo, che lo testa, lo analizza e ne pubblica foto e video spiegando come è stato rinvenuto e ipotizzando che sia stata la stessa Apple a bloccarlo “a distanza” dopo aver realizzato che uno dei suoi dipendenti lo aveva perso.
Sembra proprio una misura di sicurezza per evitare che altri segreti venissero svelati. Sembra una cosa normale.
Ma qui cominciano i dubbi.
Davvero pensiamo possibile che un dipendente Apple, succube del terrificante Steve Jobs, avrebbe portato fuori dalla segretissima base di Cupertino il nuovo iPhone?
Gizmodo ha anche provveduto ad accertarsi che il malcapitato, il Software Engineer Gray Powell, fosse ancora vivo e che non abbia subito l’ira funesta di Jobs, gelosissimo dei suoi segreti e noto per essere un “boss” geniale ma terribile, che pretende il massimo da tutti e non si fa scrupoli a terrorizzare i suoi dipendenti.
Gray esiste ed è vivo (per fortuna), ma il dubbio rimane.
Secondo alcuni l’iPhone 4G è stato rubato alla Apple e poi rivenduto a Gizmodo per 5000 dollari.
Questo spiegherebbe perché un altro blog, Engadget, abbia pubblicato le immagini dello stesso iPhone poco tempo prima. Insomma un furto in piena reogla, con il tentativo di rivendere l’oggetto al miglior offerente.
Ma la teoria che più mi sembra verosimile è un’altra: se fosse tutta pubblicità?
Apple sa il fatto suo…
Sa quello che fa: proviamo ad immaginare che abbia “perso”‘ il nuovo iPhone apposta perché rimbalzasse sui siti di mezzo mondo (cosa che è successa alla velocità della luce) facendo tanta pubblicità GRATIS al suo nuovo gioiellino.
E intanto si testa anche l’opinione dei più appassionati, che stanno scrutando ogni millimetro delle foto per trovare novità o difetti, dandogli un voto o involontariamente suggerendo alla Apple soluzioni nuove.
A Steve Jobs non la si fa!!! Eh eh eh!
E voi? Quale versione preferite?

Nicolò

Neanche il tempo di riprenderci dall’ultimo virus, e subito dobbiamo alzare nuovamente la guardia…
Infatti dopo “Koobface” un nuovo virus minaccia in modo massivo gli utenti di Facebook: i 400 milioni di iscritti al social network sono nel mirino di un’ondata di messaggi spam di posta elettronica potenzialmente molto pericolosi.
La minaccia informatica consiste in un software maligno di tipo “worm” che è in grado di sottrarre le password degli utenti ed è tornato a diffondersi sotto forma di un’e-mail proveniente da Facebook che segnala la necessità di reimpostare le proprie credenziali per l’accesso al social network.
La mail contiene un allegato con i nuovi dati di accesso che in realtà sono il codice maligno.
Una volta aperto, il file scarica automaticamente sul pc diversi tipi di programmi dannosi, compreso un virus di tipo “password stealer”;
il virus < è in grado di accedere a qualsiasi combinazione di username e password presente sul computer, dalle informazioni bancarie ai dettagli di accesso alle email> spiega Dave Marcus, esperto di sicurezza McAfee.
aggiunge Marcus < anche se solo il 10% degli utenti apre l’allegato si tratta di 40 milioni di pc infettati>.
Non è la prima volta che i criminali informatici prendono di mira Facebook, soprattutto considerando la proliferazione del ‘malware’ sui social network, aumentato del 70% solo fra gennaio e febbraio.
Il primo attacco condotto in modo massiccio fu attraverso il virus Koobface, un “worm” che si è autorigenerato, apparendo prima su Facebook nel 2008 e poi su Twitter e altri social network.
Koobface invitava gli utenti a cliccare su un link a un fantomatico video di YouTube, che invece provvedeva a lanciare un programma dannoso creato per appropriarsi di dati sensibili come i numeri delle carte di credito.
Varianti di questo malware hanno infettato oltre 3 milioni di computer nel mondo.
Di recente si sono invece moltiplicati soprattutto i tentativi di ‘infezione’ attraverso i cosiddetti link brevi lasciati nella bacheca di Facebook o in messaggi inviati privatamente.
Davanti all’aumento degli attacchi, Facebook è passata all’offensiva.
A gennaio ha siglato un accordo con McAfee per offrire un abbonamento gratuito per sei mesi ai suoi utenti per anti-virus e anti-malware, mentre a fine febbraio ha aggiornato le proprie regole di sicurezza e per la privacy, e adesso una pagina di allerta mette in guardia l’internauta quando sta per accedere a un link esterno a Facebook che potrebbe essere sospetto.
Stavolta però non è il servizio di messaggi interno a Facebook che viene violato, ma gli account di posta elettronica che gli utenti hanno associato al proprio profilo sul social network.

Nicolò

Oggi vi voglio parlare delle lotterie e di WIN FOR LIFE…
Alcuni la chiamano “tassa degli stupidi”, altri ci giocano tre giorni alla settimana e ogni volta passano ore intere a fantasticare sui sedili in pelle di coccodrillo dell’auto da corsa che compreranno quando saranno milionari.
Ma quante probabilità ci sono di azzeccare un 6 secco?
Poche, pochissime: è molto più probabile, ad esempio, essere colpiti da un fulmine mentre si esce dalla ricevitoria.
Non sto dicendo così per dire: le probabilità che durante un temporale un fulmine ci trasformi in un tizzone ardente sono una su 700mila, quella di sbancare il SuperEnalotto, invece, una su 622 milioni.
E che un meteorite colpisca la terra?
Ancora di meno: una su 40mila.
Insomma, prima di diventare milionario giocando una schedina potresti essere colpito da una saetta, annichilito da una roccia spaziale e magari precipitato in un incidente aereo.
Ma se decidete di investire 13.500 € potrete battere, statisticamente parlando, il meteorite.
Oppure potete optare per il nuovo Win for Life che sta diventando una vera ossessione nazionale.
Qui le probabilità di vincita sono decisamente più umane: una su 3,5 milioni per ottenere 4000 euro di stipendio mensile per 20 anni. Non a caso il gioco Sisal ha subito accumulato un successo enorme. A due settimane dalla prima giocata sono già stati raccolti 102 milioni di euro, dei quali 23,5 destinati all’Abruzzo e 66 in montepremi.
37 i premi ventennali vinti finora: 20 da 4000 € al mese, dieci da 2000 €, tre da 1333 € e quattro da 1000 € l’uno (fonte: lastampa.it).
Speranza o ossessione cha sia, sistemarsi per la vita giocando schedine rimane un’impresa difficilissima. Ma ciò nonostante gli italiani giocano come matti, e ora che la crisi è sulla bocca (e nelle tasche) di tutti, giocano ancora di più.
Ecco qualche dato: nel 2009 il giro d’affari ha toccato il miliardo e 500 milioni, un incremento del 270% rispetto al 2008.
I giocatori (dati ufficiali del 2008) sono la stragrande maggioranza nel Paese (82%) e sono in gran parte lavoratori dipendenti (il 42%) o precari (23,7%). Il 4,4% spende oltre 150 euro a settimana.
Il più giocato (sempre dati 2008)? Il Gratta e Vinci (61% dei giocatori), seguito a stretto giro da SuperEnalotto (50%), Lotto (41%) e lotterie (26%).
Beh e allora io mi fermo a riflettere… E penso…
Provateci anche voi…

Nicolò

Quest volta (la terza!), Pingping è morto davvero!!!
Nell’ultimo anno, infatti, Pingping era stato vittima di false voci circolate online sulla sua presunta morte.
Non una ma due volte il piccolo cinese era stato dato per morto dal Web e alcuni media avevano dato la notizia come vera.
Le falsi voci erano circolate l’ultima volta nel settembre 2009, partendo da Facebook, e alcuni siti web in giro per il mondo erano cascati nella ‘bufala’.
Alto 74,61 cm, Pingping aveva 21 anni. Si era sentito male due settimane fa proprio mentre registrava le nuove puntate dello Show dei Record: si è accasciato accusando forti dolori al petto. E’ rimasto in ospedale per due settimane ed è deceduto sabato scorso.
La direzione dello Show dei Record ha fatto sapere che sono state registrate due puntate prima che Pingping, protagonista assoluto, cominciasse a sentirsi male.
A darne la notizia è lo stesso Guinness World Record che saluta uno dei suoi portabandiera più famosi.
Di origini cinesi, Pingping He era anche stato scelto come testimonial del Libro del Guinness World Record 2009.
Le sue minuscole dimensioni erano dovute a una patologia, l’osteogenesi imperfetta, che impedisce la normale crescita delle ossa e dello sviluppo del corpo. Gli era stata diagnosticata da bambino ma solo nel 2008 è diventato famoso come uomo più piccolo del mondo. La famiglia di Pingping He ha chiesto che il corpo sia fatto tornare in Cina.
Allora non ci resta che salutare, questa volta per l’ultima volta, il nostro caro PICCOLO grande testimonial!!!

Nicolò

Lo stupro? Un gioco da ragazzi!

Non allarmatevi…
Non sono impazzito, voglio solo parlarvi di un gioco che ha catturato la mia attenzione.
Anche se non lo posseggo (e me ne vanto) e non ci ho mai “giocato” (e me ne vanto ancora di più), mi sono documentato su internet.
Oggi vi parlerò di RapeLay.
RapeLay è il nome del videogioco Giapponese che sta destando tantissime polemiche in tutto il mondo.
Il nome nasce dalla fusione delle parole Rape (Stupro) e Replay (Ripetuto) e lo scopo del gioco è quello di stuprare la prima ragazza minorenne che si incontra, le sue due sorelle e, infine, anche la madre; in pratica il giocatore è chiamato a vestire i panni dello stupratore seriale.
Non è la prima volta che il gioco in questione finisce sotto i riflettori: già nel 2009 era scoppiata in Italia (dove RapeLay è comunque ancora oggi bandito dalla vendita) una polemica analoga, ed è da anni che il gioco suscita reazioni indignate in tutto il mondo e nella Rete.
Si tratta di un “eroge” (così si chiamano i giochi “erotici” giapponesi) della software house Illusion Soft, che possiamo riassumere con la descrizione “simulatore di stupro”.
Pubblicato nel 2006, il gioco offre, durante lo stupro, varietà di posizioni e resa in 3D esplicita e dettagliata.

“Farò richiesta alla Polizia Postale e delle Comunicazioni di intervenire presso i gestori che attualmente offrono la possibilità di scaricare da Internet RapeLay, affinché rimuovano il gioco dalla rete”

Queste sono le parole del ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, rilasciate in occasione del Safer Internet Day.
Non capisco bene, però, come il ministro pretenda che il gioco sia rimosso dalla Rete…
Forse mandando la polizia postale a caccia di torrent e muli in giro per il mondo?
Forse facendo monitorare 1 miliardo di computer?
Infatti è attraverso il file sharing che “circola” il software, e bloccare l’accesso a siti web che permettono il download diretto del gioco non servirebbe a granché.
Paradossalmente, alla fine il risultato della chiamata alle armi della Meloni (a scoppio ritardato dopo tre abbondanti anni!) potrebbe essere quello di spingere qualcuno (che come me neanche avrebbe saputo della sua esistenza) ad andarsi a cercare RapeLay.
Non era meglio lasciare che cadesse nel dimenticatoio?
QUI trovate l’intervento completo della Ministro Meloni
QUI trovate un servizio effettuato dal TG2
QUI trovate un video del gioco (sconsigliato ai minori)

Nicolò

Sembra assurdo ma in realtà è una notizia (o una bufala) trasmessa dalla Cnn, prima rete televisiva americana, e pubblicata sul sito del Daily Telegraph.
In Turchia, in un villaggio  non lontano dalla città di Izmir, una pecora ha dato alla luce un piccolo agnello; la pecora è stata aiutata dal veterinario Erhan Elibol il quale ha effettuato un taglio cesareo per aiutare l’agnello a nascere, rimanendo in seguito letteralmente shockato dal primo impatto con l’animale: era infatti evidente come il muso del quadrupede riprendesse pienamente le fattezze di un volto umano.

“Ho già visto mutazioni con mucche e pecore prima. Ho visto un vitello con un occhio solo , un vitello con due teste, uno con cinque zampe. Ma quando ho visto questo non potevo credere ai miei occhi.”

spiega il giovane veterinario che successivamente ha sottolineato come le uniche caratteristiche umane dell’animale fossero naso, occhi e bocca mentre le orecchie sarebbero quelle comuni a tutte le pecore.
La notizia si è sparsa in lungo e in largo e tra i veterinari non c’è un parere comune. Molti sostengono che questa rarissima mutazione sia avvenuta a causa del foraggio somministrato all’animale colpevole di venire addizionato di troppa vitamina A .
Altri sostengono che il pastrore n on avesse ancora una televisione, e per passare il tempo…
Ma una pecora puo’ rimanere incinta con un inseminazione umana?
Ovviamente no: è una questione genetica.
Una pecora ha 27 paia di cromosomi mentre l’uomo 23.
Anche con la scimmia che ha 24 paia di cromosomi “il miracolo” della vita non avviene.
Certe specie però “saltano” questo ostacolo per esempio i cavalli hanno 32 paia di cromosomi e gli asini 31 paia danno origine al mulo che ne ha 31 paia + 1 singolo (63 cromosomi).
I gameti maschili e femminili non iniziano proprio la meiosi e’ come se si parlassero e ripetessero no non ci siamo proprio quindi niente zigote niente prole.
Comunque sia, è possibile modificare il DNA (a seconda della specie cosa molto difficile e molto lunga) quasi sempre si scelgono i topi… e quindi si puo’ far nascere un topo viola, ma modificare il DNA di un topo per farlo nascere con la testa da uomo richiede una quantita’ di lavoro enorme non e’ semplice come cambiare il colore degli occhi.
Difficile per un topo, immensamente piu’ difficile per un agnello.
E’ molto piu’ facile spiegare il tutto come una mutazione con l’intervento di componenti chimici esterni che hanno compromesso queste delicate operazioni della vita.
Anche in passato si si sono presentati casi simili,come nel settembre del 2009 in Zimbabwe, ma questo li supera di gran lunga tutti, inspiegabile infatti è al momento la  semi-totalità della somiglianza.
Ecco la foto dell'”agnellino”…

Ma osserviamo meglio la foto…

Non notate anche voi una sutura abbastanza mal fatta (sembrerebbe avere i lembi sovraposti) vicino la zona della cresta temporale?
Quella cosa lì non dovrebbe esserci, mi sembra proprio fuori posto.
Da quella specie di taglio sembra esserci una completa mutazione del tessuto. Strano no?
Beh… Ai posteri l’ardua sentenza…
Vi lascio il link del canale youtube del veterinario che ha fatto partorire la pecora…
Quanta pubblicità che si sta facendo!

Nicolò

Un ‘iPhone gigante’: così molti hanno definito l’iPad, ed è già amore e odio per il nuovo nato di Apple.
Quell’oggetto, che visto in mano a Steve Jobs sembra solo un enorme iPhone, non è piaciuto: schiere di blogger e utenti delusi che criticano le scelte di Apple.
L’ultimo evento Apple era attesissimo, ci si aspettava un prodotto rivoluzionario: non un telefono, non un pc, ma un prodotto “MAGICO”, in grado di fare tutto.
C’è chi è pronto a giurare che tra sei mesi ne vorremo tutti uno, chi invece promette di non cadere nella trappola dell’amore Apple.
Ma cosa fa davvero questo oggetto del desiderio? Questa è la domanda che tutti si fanno…
Ma partiamo dal principio…
Quattro parole: Mac, iPhone, iPod e iPad. Apple è riuscita in un’impresa ardua: stupire nuovamente. Chi ci sperava più dopo la presentazione di iPhone?
Due rivoluzioni una dopo l’altra: una nella telefonia e l’altra nell’informatica! Proprio così, Apple c’è riuscita e ha presentato al mondo il nuovissimo iPad, sotto gli occhi sognanti di Steve Jobs, durante l’attesissimo evento ‘Come see our latest creation’, svoltosi allo Yerba Buena Center of Arts di San Francisco, e vi assicuro: fa già parlare di sé.
iPad è l’ultimo nato, è un dispositivo a sé stante, una sorta di via-di-mezzo tra un iPhone e un Mac, non è un netbook e non è un semplice tablet.
Avete presente un iPhone con un display da 9,7 pollici?
Ok, avete già inquadrato il prodotto: l’unico modo per poterlo comandare sono le vostre dita. Il design è fenomenale: iPad monta un display MultiTouch da 9,7 con tecnologia IPS (ben visibile da qualsiasi angolazione), il retro è in alluminio anodizzato leggermente curvato, un vero e proprio segno distintivo dell’azienda.
Come su iPhone troviamo i pulsanti Sleep/Wake, il tasto per il silenzioso e i tasti volume, un jack da 3,2 mm, altoparlanti, dock per la sincronizzazione/ricarica e microfono.
Per quanto riguarda la connettività, Apple ha realizzato due versioni distinte del tablet: una con Wi-Fi e una Wi-Fi + 3G. La batteria è a lunga durata (10 ore di autonomia), rigorosamente Non-Sostituibile.
Ma parliamo del software: il nuovo device di Apple monta una versione apposita del Sistema Operativo di iPhone, è compatibile con tutte le applicazioni presenti su App Store, ma ha una marcia in più, infatti il processore è più potente (un A4 appositamente realizzato da Apple) e il generosissimo display può ospitare delle applicazioni più complesse rispetto al fratello minore.
L’interfaccia è eccezionale: immaginate di poter scorrere i titoli delle e-mail e visualizzare le anteprime dei messaggi sul lato destro dello schermo, di consultare YouTube in formato Full HD, di visualizzare intere pagine Internet senza la necessità di dover effettuare uno zoom, di consultare un libro o una rivista e poter sfogliare le pagine con il dito… È di fatto un “computer portatile” del futuro: avrà a disposizione anche la suite iWork, con Numbers, Pages e Spreadsheet (l’equivalente Mac al mondo Office): ogni singola applicazione sarà disponibile su App Store al costo di 9,99 dollari.
Come già detto, iPad sarà compatibile (anche) con le applicazioni di iPhone e iPod touch, avrà App Store e iTunes Store, ma non solo: avrà anche un negozio dedicato ai libri che prende il nome di iBooks.
iBooks è la nuova scommessa di Apple è nato dalla collaborazione con le più importanti società editrici a livello globale: Penguin, Harper Collins, Simon & Schuster, Macmillian, Hachette e tanti altri. Tramite l’applicazione è possibile sia acquistare che leggere i libri in formato ePub: è la sfida diretta ad Amazon e al suo Kindle, nonché un nuovo segmento di mercato “per le tasche” di Apple.
Ma non tutto gira intorno ai libri, iPad è anche sinonimo di produttività e lo dimostrano due accessori appositamente realizzati per questo: un dock munito di tastiera esterna (ottimo per iWork) e una custodia rigida con tanto di sostegno per la visualizzazione in landscape-mode. Notate bene: è possibile collegare al dock diversi accessori, tra cui la videocamera (per importare le foto direttamente su iPad) e un lettore di schede SD. Il dock ha anche un’uscita audio Jack per il collegamento diretto allo stereo.
Prezzi e disponibilità? IPad sarà disponibile in tutto il mondo a partire dal primo marzo in versione Wi-Fi, la versione Wi-Fi + 3G sarà disponibile fra 90 giorni.
Vi lascio con il listino completo (manca quello europeo, ancora Apple non l’ha ufficializzato) e con le caratteristiche tecniche del prodotto (nel caso vogliate iniziare a mettere i soldini da parte).
Prezzi:
Versione Wi-Fi:
·16 GB – 499 dollari
·32 GB – 599 dollari
·64 GB – 699 dollari
Versione Wi-Fi + 3G (sbloccato, versione unlocked):
·16 GB – 629 dollari
·32 GB – 729 dollari
·64 GB – 829 dollari
Caratteristiche tecniche:
·Display: MultiTouch 9,7 pollici retroilluminato a LED, con tecnologia IPS / risoluzione 1024×768 pixel / rivestimento oleorepellente.
·Connettività: Wi-Fi 802.11 a/b/g/n, Bluetooth 2.1 + EDR
·UMTS/HSDPA/GSM/EDGE (solo traffico dati e solo nella versione Wi-Fi + 3G)
·Processore: 1 Ghz Apple A4
·Sensori: Accelerometro / Sensore per la luce ambientale
·Hard Disk: Flash Drive da 16, 32 o 64 GB
·Batteria: Litio, 10 ore di autonomia, non sostituibile
·In/Out: Dock Connector, Jack da 3.5mm, Altoparlanti, Microfono, Tray per la Sim Card (solo nel modello Wi-Fi + 3G)
·Tasti: Sleep/Wake, Silenzioso, Volume, Tasto centrale Home

Parere personale?
Se avessi soldi da buttare sarebbe già mio…

Nicolò

Il titolo già dice tutto no?
Noi gladiatori videoludici sappiamo qual’è la domanda che frulla nella testa di un sacco di “nostri colleghi” dopo una sessione multiplayer di Killzone 2 (o Halo 3 o qualunque altro gioco): ma perché anche se mi alleno fino a slogarmi i pollici, finisce sempre che mi prendono a legnate?
Che razza di stimolanti prendono i miei avversari dall’altra parte dello schermo?
Ebene, è inutile invocare l’antidoping: probabilmente hanno un cervello più adatto del tuo a destreggiarsi nei videogame. Non solo, forse il loro cervello è anche più grande.
Questo, almeno, è ciò che suggerisce una ricerca portata avanti da alcuni scienziati dell’Università dell’Illinois, recentemente pubblicata sulla rivista Cerebral Cortex.
I ricercatori hanno sottoposto 39 individui adulti a lunghe sessioni di Space Fortress, un particolare videogame sviluppato apposta per l’esperimento. Mentre le “cavie” videogiocavano, gli scienziati monitoravano le aree del cervello tramite risonanza magnetica. Sono così riusciti a concludere che i giocatori migliori mostravano tutti di avere tre aree del cervello particolarmente sviluppate: il nucleo caudale, il putamen e il nucleo accumbens.
Lo studio getta nuova luce sul concetto stesso di gioco, e fornirà preziose informazioni anche per lo studio di problemi come la demenza senile.
Insomma, pare che campioni si nasca, e che le “PIPPE”, per quanta pratica facciano, resteranno sempre un gradino dietro. Dobbiamo credere alla ricerca? Beh io non ho mai conosciuto un mago del joystick/joypad stupido… E voi?

Nicolò

Ebbene si ragazzi… L’ennesima bufala sta iniziando a leggersi sulle bacheche di Facebook, ma anche su Friendfeed e su Twitter: ”American Airlines trasporta gratis ad Haiti tutti i medici e infermieri che vogliono recarvisi per prestare soccorso, chiamando al numero + 1 212 – 697 – . 9767. Copiatelo nella vs bacheca affinché lo veda il maggior numero di persone. Grazie.”
American Airlines ha smentito almeno quattro giorni fa. Non trasporta medici o infermieri qualunque. Non solo: ha proprio difficoltà a volare, da quelle parti. Basta poi una veloce ricerca su google per verificare che il numero di telefono indicato è in realtà quello del Consolato di Haiti a NewYork . Il sito della compagnia aerea http://www.aa.com/ non riporta alcuna comunicazione speciale di soccorso e voli gratuiti, e questo già ci dà qualche indicazione. Non solo: lo scorso 14 gennaio la CNN ha riportato la risposta di un portavoce della AA, Tim Smith, che ha dissolto ogni dubbio. La voce non è vera. Sarebbe partita giovedì scorso su Twitter, non si sa bene come né da chi, e benché stiano oramai già circolando anche le smentite, continua a diffondersi, tanto che è giunta da noi, così come in altre parti del mondo, tradotta nelle differenti lingue. Il portavoce della AA ha spiegato come la compagnia stia incentivando gli aiuti alla Croce Rossa, e sostenendo l’ospedale di Port au Prince e i propri dipendenti che prestano servizio nell’aereoporto del posto, ma che ha oggettivamente delle difficoltà ad effettuare i voli. E quel numero, quello del consolato, meglio lasciarlo stare. In tilt dovrebbe ancora risultare occupato, dato il traffico di chiamate generato all’eco di questi rumors non veritieri.
Alison Croyle, un portavoce della compagnia aerea JetBlue, che pure è stata coinvolta da rumors simili, ha detto che il volo è gratuito per gli operatori della Croce Rossa Americana di Santo Domingo nella vicina Repubblica Dominicana, ma solo dopo che sono stati esaminati dal Consolato di Haiti, che ne organizza il trasporto fino a Port-au-Prince. ”Non stiamo offrendo il trasporto gratuito per un qualsiasi medico o infermiere che desiderari di volare lì” “Molta gente su twitter si è mobilizzata chiedendoci aiuto, ed è da questo, forse, che ha avuto origine il rumors“. E infatti ieri, ancora, si poteva leggere un signore, un certo Bryan Thatcher, che chiedeva alla JetBlue, ma anche alla VirginAmerica, un passaggio per la terra devastata dal terremoto. La settimana scorsa sui social network è circolata anche la voce che la compagnia UPS avrebbe trasportato gratuitamente qualsiasi pacchetto sotto le 50 lbs ad Haiti. Anche in questo caso il messaggio continua a circolare, su twitter come su friendfeed, sebbene-ci rende noto la CNN- in un post sul blog del suo sito web, già mercoledì scorso la stessa UPS abbia smentito questa ipotesi. “Le strade e le altre vie di comunicazione sono distrutte. Ciò significa che i nostri servizi di trasporto marittimo proprio ad Haiti sono in attesa. ”

E allora se vedete il suddetto messaggio che appare sulla bacheca di un vostro amico… commentate incollando il link di questo articolo, ed evitiamo di creare altri problemi a chi già ne ha a sufficienza…


Nicolò

Chi mi cancella da facebook???

I social network fanno ormai parte della nostra vita. Credo che ormai la maggior parte di persone sia iscritta a Twitter, Facebook o Mypsace.
Oggi vi parlerò di un ottimo ed utilissimo script per Facebook…
Moltissime persone effettuano la registrazione a Facebook per poter ritrovare vecchie amicizie o ex compagni di classe.
Molti altri, però, utilizzano Facebook per “raccattare” utenti ed avere una lista infinita di contatti facendo così vedere che hanno tantissime amicizie di cui alla fine, però, poche si rivelano effettivamente tali.
Può succedere che uno dei nostri “contatti” ci cancelli dalla propria lista; come fare, quindi, a verificare se siamo stati eliminati?
Facebook Friends Checker è un ottimo script per Greasemonkey che ci offre la possibilità di ricevere la notifica nel momento in cui un contatto ci “depenna” dalla propria lista delle amicizie.
Essendo Greasemonkey un plugin per Mozilla Firefox sarà possibile utilizzare solamente Facebook Friends Checker con tale browser e, chiaramente, dopo aver installato l’add-on.
Terminata la velocissima installazione sarà sufficiente continuare ad utilizzare Facebook come abbiamo sempre fatto. Se qualcuno ci cancellerà dalla propria lista un messaggio ci avvertirà del nome che ha compiuto l’azione.
E allora che aspettiamo? installiamo tutti GREASEMONKEY!!!
Il link per scaricare greasemonkey:

https://addons.mozilla.org/it/firefox/addon/748

Dopo aver installato greasemonkey andiamo al seguente link:

http://userscripts.org/scripts/source/40027.user.js

apparirà una barra in alto; clicchiamo su installa, seguiamo le istruzioni ed il gioco è fatto!!!


Nicolò

Hai facebook? Allora paghi di più!

Ebbene si…
Delle voci di corridoio dicono che delle note agenzie di assicurazioni hanno preso questa decisione assurda…
Assurda fino ad un certo punto; infatti le assicurazioni asseriscono che la divulgazione di informazioni personali (e delicate) sui social network può aumentare il rischio di furti e\o danneggiamenti.
Infatti, sempre secondo le agenzie, la semplice digitazione del proprio numero civico (della via e della città, ovviamente), o la semplice comunicazione di ferie in anteprima, potrebbe attirare l’attenzione, poco gradita, dei malfattori…
E allora cosa dovremmo fare? Forse questa sarà la scusa buona per farci abbandonare i tanto “chiaccherati” social network?
Magari potremmo trarre anche del profitto da questo evento, e far migrare le nostri menti verso qualche attività più proficua… O no? 😐


Nicolò

Paura di guidare? Si, è possibile!

Si chiama amaxofobia ed il nome suona in modo strano tanto quanto il suo significato. Si tratta della paura di guidare, una sindrome che negli anni sta colpendo un numero sempre maggiore di automobilisti.
I sintomi riscontrati dalle persone che soffrono di amaxofobia essenzialmente sono riscontrabili con un elevato stato di ansia che nei casi più gravi diventano veri e propri attacchi di panico. Senza contare che a queste manifestazioni puramente psicologiche possono anche affiancarsi segnali somatici come l’aumento del battito cardiaco, la mancanza d’aria fino a segnali più pericolosi con la perdita dei sensi o la sensazione di poter svenire.
Ma quand’è che entra in gioco la paura di mettersi alla guida di un’automobile? E’ stato dimostrato che l’ansia di guidare aumenta proporzionalmente all’indispensabilità di mettersi al volante, ad esempio quando in un lungo viaggio si deve “dare” il cambio al compagno. Pare che a contribuire al malessere contribuisca anche la sensazione del non potersi disimpegnare in sicurezza dalla guida, situazione tipica di quando si percorre una galleria o un ponte. Ma non solo. Anche le location apparentemente più tranquille come la coda ferma nel traffico può provocare le stesse sensazioni di panico, ma in questo caso entra in gioco anche la claustrofobia.
Ma di cosa si ha davvero paura? Il “cosa” è molto collegato al “dove e quando” in una duplice paura tra elementi reali ed immaginari. Quelli reali riguardano la situazione in cui ci trova come appunto un ponte o galleria che non consentono possibilità di fuga (secondo i malati di amaxofobia) mentre quelli immaginari toccano la fantasia più catastrofica: altre auto che ci colpiscono, il terrore di perdere il controllo della vettura o di farsi prendere dal panico.
Il fatto che oggi la scienza riconosca l’esistenza di malati di amaxofobia è un passo avanti per aiutare molte persone a sconfiggerla e l’aiuto della psicologia è fondamentale per far accrescere la propria autostima ed il senso di sicurezza di quando si è alla guida di un’automobile o di una moto.
E allora? Voi siete amaxofobi?
Io di certo no, forse ho il problema contrario… mi piace troppo guidare!!! 😉

Nicolò

ATTENZIONE AL FALSO FACEBOOK!!!

Negli ultimi tempi faccia libro, nel bene o nel male, è sempre al centro dell’attenzione…
Infatti l’ultima notizia (brutta) che giunge ai surfer della rete è lo “sdoppio” del social network: si, lo sdoppio, infatti pare che facebook abbia un gemello!!!
Però, potremmo definirlo come un gemello cattivo, infatti si tratta di un sito con tutte le fattezze di “faccialibro”; al contrario del sito ufficiale però, ha tutt’altro che intenti “positivi”. L’allarme è stato lanciato da laboratori di sicurezza informatica di “Panda Security”, i quali hanno riferito che nel web circola un sito in tutto e per tutto simile a Facebook che ha come scopo principale rubare gli account degli internauti.Gli analisti della multinazionale europea, hanno spiegato che i cyber criminali inviano una e-mail contenente un link all’indirizzo di posta elettronica del mal capitato. L’utente, una volta aperto il link, si troverà davanti ad una pagina di accesso di Facebook fasulla, nel caso voglia accedervi immettendo il nome utente e la password, per gli hacker il gioco sarà compiuto. Luis Corrons, direttore tecnico dei laboratori di Panda Security, ha riferito che: “Una volta che i cyber criminali entrano in possesso dei dati, saranno in grado di realizzare tutte le tipologie di azioni dagli account, inclusi la pubblicazione di commenti spam con link pericolosi e l’invio di messaggi ai contatti”. Corrons spiega che per non cadere nel tranello basterà non rispondere o aprire link contenuti in e-mail insolite e soprattutto, nel caso in cui fossero stati inseriti i propri dati, sarà indispensabile cambiare nel più breve tempo possibile la password di accesso.
Quindi, state attenti a dove immettete le vostre password e i vostri nick… 😉

Nicolò